Dobbiamo fare ancora sacrifici, e li faremo, in nome dell’italica cultura. Un’inezia l’aumento delle accise sulla benzina, non ce ne accorgeremo nemmeno. Un’idea geniale per trovare soldi per il ministero beni culturali proprio quando si faceva strada la richiesta della gente che, dato il vertiginoso insopportabile aumento del combustibile, il governo facesse una mossa in favore del popolo: dato l’aumento del greggio, e di conseguenza della benzina, bloccare l’aumento delle accise. “Un successo per tutti” hanno dichiarato: anche per i consumatori? Abbiamo invece così raggiunto il 68% di tasse sul costo della benzina, e rassegnati sopportiamo, ma fino a quando? In un momento di così grande sofferenza per il paese il baratro tra politici e gente comune si fa sempre più profondo, la distanza incolmabile: noi e loro. Noi con la lotta quotidiana, la disoccupazione, la frustrazione. Loro, che si dilaniano sui banchi di camera e senato, trovano immediatamente l’accordo e l’unanimità non per risolvere qualcuno dei numerosi problemi dell’Italia, ma per aumentarsi il loro appannaggio e accrescere i benefici. Per gli europarlamentari i giornali hanno riportato un aumento intorno ai 1.400 euro al mese, per i parlamentari italiani continuano i privilegi tra stipendi, rimborsi, indennità, diarie e pensioni davvero straordinarie.
Per questo tutti quelli che passano per cassa integrazione e mobilità si sentono maltrattati da questi privilegiati che, incuranti del momento e sprezzanti delle nostre sofferenze, non ci sono vicini. Oggi non so più a chi accordare la mia preferenza dato che destra, sinistra e anche il terzo polo in questo campo presentano un fronte compatto.
Questo dovrebbe essere oggetto di un referendum richiesto dai cittadini:
“vogliono i cittadini italiani continuare a mantenere a questi costi una classe politica onerosa e inefficiente?”
